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Udienza Generale del 20 Ott 2021 - Catechesi sulla Lettera ai Galati: 12. La libertà si realizza nella carità
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Catechesi sulla Lettera ai Galati: 12. La libertà si realizza nella carità

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questi giorni stiamo parlando della libertà della fede, ascoltando la Lettera ai Galati.

Ma mi è venuto in mente quello che Gesù diceva sulla spontaneità e la libertà dei bambini, quando questo bambino ha avuto la libertà di avvicinarsi e muoversi come se fosse a casa sua … E Gesù ci dice: “Anche voi, se non vi fate come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli”.

Il coraggio di avvicinarsi al Signore, di essere aperti al Signore, di non avere paura del Signore: io ringrazio questo bambino per la lezione che ha dato a tutti noi.

E che il Signore lo aiuti nella sua limitazione, nella sua crescita perché ha dato questa testimonianza che gli è venuta dal cuore.

I bambini non hanno un traduttore automatico dal cuore alla vita: il cuore va avanti.

L’Apostolo Paolo, con la sua Lettera ai Galati, poco alla volta ci introduce nella grande novità della fede, lentamente.

È davvero una grande novità, perché non rinnova solo qualche aspetto della vita, ma ci porta dentro quella “vita nuova” che abbiamo ricevuto con il Battesimo.

Lì si è riversato su di noi il dono più grande, quello di essere figli di Dio.

Rinati in Cristo, siamo passati da una religiosità fatta di precetti alla fede viva, che ha il suo centro nella comunione con Dio e con i fratelli, cioè nella carità.

Siamo passati dalla schiavitù della paura e del peccato alla libertà dei figli di Dio.

Un’altra volta la parola libertà.

Cerchiamo oggi di capire meglio qual è per l’Apostolo il cuore di questa libertà.

Paolo afferma che essa è tutt’altro che «un pretesto per la carne» (Gal 5,13): la libertà, cioè, non è un vivere libertino, secondo la carne ovvero secondo l’istinto, le voglie individuali e le proprie pulsioni egoistiche; al contrario, la libertà di Gesù ci conduce a essere – scrive l’Apostolo – «a servizio gli uni degli altri» (ibid.).

Ma questo è schiavitù? Eh sì, la libertà in Cristo ha qualche “schiavitù”, qualche dimensione che ci porta al servizio, a vivere per gli altri.

La vera libertà, in altre parole, si esprime pienamente nella carità.

Ancora una volta ci troviamo davanti al paradosso del Vangelo: siamo liberi nel servire, non nel fare quello che vogliamo.

Siamo liberi nel servire, e lì viene la libertà; ci troviamo pienamente nella misura in cui ci doniamo.

Ci troviamo pienamente noi nella misura in cui ci doniamo, abbiamo il coraggio di donarci; possediamo la vita se la perdiamo (cfr Mc 8,35).

Questo è Vangelo puro.

Ma come si spiega questo paradosso? La risposta dell’Apostolo è tanto semplice quanto impegnativa: «mediante l’amore» (Gal 5,13).

Non c’è libertà senza amore.

La libertà egoistica del fare quello che voglio non è libertà, perché torna su se stessa, non è feconda.

È l’amore di Cristo che ci ha liberati ed è ancora l’amore che ci libera dalla schiavitù peggiore, quella del nostro io; perciò la libertà cresce con l’amore.

Ma attenzione: non con l’amore intimistico, con l’amore da telenovela, non con la passione che ricerca semplicemente quello che ci va e ci piace, ma con l’amore che vediamo in Cristo, la carità: questo è l’amore veramente libero e liberante.

È l’amore che risplende nel servizio gratuito, modellato su quello di Gesù, che lava i piedi ai suoi discepoli e dice: «Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (Gv 13,15).

Servire gli uni gli altri.

Per Paolo dunque la libertà non è “fare quello che pare e piace”.

Questo tipo di libertà, senza un fine e senza riferimenti, sarebbe una libertà vuota, una libertà da circo: non va.

E infatti lascia il vuoto dentro: quante volte, dopo aver seguito solo l’istinto, ci accorgiamo di restare con un grande vuoto dentro e di aver usato male il tesoro della nostra libertà, la bellezza di poter scegliere il vero bene per noi e per gli altri.

Solo questa libertà è piena, concreta, e ci inserisce nella vita reale di ogni giorno.

La vera libertà ci libera sempre, invece quando ricerchiamo quella libertà di “quello che mi piace e non mi piace”, alla fine rimaniamo vuoti.

In un’altra lettera, la prima ai Corinzi, l’Apostolo risponde a chi sostiene un’idea sbagliata di libertà.

«Tutto è lecito!», dicono questi.

«Sì, ma non tutto giova», risponde Paolo.

«Tutto è lecito, ma non tutto edifica», ribatte l’Apostolo.

Il quale poi aggiunge:«Nessuno cerchi il proprio interesse, ma quello degli altri» (1 Cor 10,23-24).

Questa è la regola per smascherare qualsiasi libertà egoistica.

Anche, a chi è tentato di ridurre la libertà solo ai propri gusti, Paolo pone dinanzi l’esigenza dell’amore.

La libertà guidata dall’amore è l’unica che rende liberi gli altri e noi stessi, che sa ascoltare senza imporre, che sa voler bene senza costringere, che edifica e non distrugge, che non sfrutta gli altri per i propri comodi e fa loro del bene senza ricercare il proprio utile.

Insomma, se la libertà non è a servizio – questo è il test – se la libertà non è a servizio del bene rischia di essere sterile e non portare frutto.

Invece, la libertà animata dall’amore conduce verso i poveri, riconoscendo nei loro volti quello di Cristo.

Perciò il servizio degli uni verso gli altri permette a Paolo, scrivendo ai Galati, di fare una sottolineatura niente affatto secondaria: così, parlando della libertà che gli altri Apostoli gli diedero di evangelizzare, sottolinea che gli raccomandarono solo una cosa: di ricordarsi dei poveri (cfr Gal 2,10).

Interessante questo.

Quando dopo quella lotta ideologica tra Paolo e gli Apostoli si sono messi d’accordo, cosa gli hanno detto gli Apostoli: “Vai avanti, vai avanti e non dimenticarti dei poveri”, cioè che la tua libertà di predicatore sia una libertà al servizio degli altri, non per te stesso, di fare quello che ti piace.

Sappiamo invece che una delle concezioni moderne più diffuse sulla libertà è questa: “la mia libertà finisce dove comincia la tua”.

Ma qui manca la relazione, il rapporto! È una visione individualistica.

Invece, chi ha ricevuto il dono della liberazione operata da Gesù non può pensare che la libertà consista nello stare lontano dagli altri, sentendoli come fastidi, non può vedere l’essere umano arroccato in sé stesso, ma sempre inserito in una comunità.

La dimensione sociale è fondamentale per i cristiani, e consente loro di guardare al bene comune e non all’interesse privato.

Soprattutto in questo momento storico, abbiamo bisogno di riscoprire la dimensione comunitaria, non individualista, della libertà: la pandemia ci ha insegnato che abbiamo bisogno gli uni degli altri, ma non basta saperlo, occorre sceglierlo ogni giorno concretamente, decidere su quella strada.

Diciamo e crediamo che gli altri non sono un ostacolo alla mia libertà, ma sono la possibilità per realizzarla pienamente.

Perché la nostra libertà nasce dall’amore di Dio e cresce nella carità.

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Saluti

Je salue cordialement les personnes de langue française, particulièrement les étudiants du Studium de Notre-Dame de vie, les membres de l’équipe Notre-Dame, les jeunes de Bons-en-Chablais et les fidèles de la paroisse de Martigny en Suisse.

Demandons la grâce d’être comblés de l’amour de Dieu afin de faire de notre maison commune un lieu où chacun puisse vivre dignement en ayant accès aux ressources que nous offrent le Créateur. A tous, ma Bénédiction !

[Saluto cordialmente le persone di lingua francese, in particolare gli studenti dello Studium de Notre-Dame de Vie, i membri dell’Equipe Notre-Dame, i giovani di Bons-en-Chablais e i fedeli della parrocchia di Martigny in Svizzera.

Chiediamo la grazia di essere ricolmi dell’amore di Dio per fare della nostra casa comune un luogo dove tutti possano vivere dignitosamente con accesso alle risorse che ci ha donato il Creatore. A tutti, la mia benedizione!]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially the groups from the United States of America.

Upon all of you, and your families, I invoke the joy and peace of the Lord.

May God bless you!

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente i gruppi provenienti dagli Stati Uniti d’America.

Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore.

Dio vi benedica!]

Einen herzlichen Gruß richte ich an die Pilger und Besucher deutscher Sprache.

Streben wir danach, immer wie Christus zu leben, im Dienst für die anderen und im Lob und Dank an Gott, den Vater unseres Lebens und den Schöpfer des Weltalls.

Der Herr leite und behüte euch auf allen Wegen.

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca.

Cerchiamo di vivere sempre come Cristo, nel servizio per gli altri e nella lode e gratitudine verso Dio, Padre della nostra vita e Creatore dell’universo.

Il Signore vi guidi e protegga sul vostro cammino.]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española.

Veo que allí están las Ministras de los Enfermos, las hijas de la Madre Torres Acosta.

Estas monjitas se pasan las noches cuidando enfermos y duermen un rato de día.

Son un ejemplo de lo que es servicio hasta el fin, con abnegación de sí mismas.

Sigan por ese camino.

Gracias por lo que hacen.

Pidamos a Jesús —modelo de caridad y servidor de todos— que nos libere de nuestras esclavitudes y nos ayude a ser auténticamente libres, impulsándonos a amar con gestos concretos de misericordia y caridad.

Que Dios los bendiga.

Muchas gracias.

Saúdo com afeto os fiéis de língua portuguesa, desejando que em vossos corações esteja sempre presente o amor, especialmente pelos mais pobres.

Assim somos verdadeiramente livres! Que Deus vos abençoe e vos proteja de todo o mal!

[Saluto con affetto i fedeli di lingua portoghese, augurando che nei vostri cuori ci sia sempre l’amore, specialmente verso i più poveri.

Così siamo veramente liberi! Che Dio vi benedica e protegga da ogni male!]

أُحيّي المؤمنِين الناطقين باللغة العربيّة.

علّمتنا الجائحة أنّنا بحاجة بعضنا إلى بعض، ولكن لا يكفي أن نعرف ذلك، بل من الضروري أن يكون ذلك خيارنا كلّ يوم.

لنقل ونحن واثقون إنّ الآخرين ليسوا عقبة أمام حرّيّتي، ولكنّهم إمكانيّة لتحقيقها تحقيقًا كاملًا.

لأنّ حرّيّتنا تُولدُ من محبّة الله وتنمو في المحّبّة.

بارككم الرّبّ جميعًا وحماكم دائمًا من كلّ شرّ!

[Saluto i fedeli di lingua araba.

La pandemia ci ha insegnato che abbiamo bisogno gli uni degli altri, ma non basta saperlo, occorre sceglierlo ogni giorno concretamente.

Diciamo e crediamo che gli altri non sono un ostacolo alla mia libertà, ma la possibilità per realizzarla pienamente.

Perché la nostra libertà nasce dall’amore di Dio e cresce nella carità.

Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!]

Serdecznie pozdrawiam obecnych tu Polaków.

Drodzy bracia i siostry, pojutrze przypada liturgiczne wspomnienie św.

Jana Pawła II.

Jego opiece zawierzam was, wasze rodziny i cały naród polski.

Zawsze miejcie w pamięci to, co wam powiedział: „«Któż nas maże odłączyć od miłości Chrystusowej?».

(…) Bądźcie czujni, aby was nic od tej miłości nie odłączyło.

Żadne fałszywe hasła, błędne ideologie ani pokusa pójścia na kompromis z tym, co nie jest z Boga.

Odrzućcie wszystko, co tę jedność niszczy i osłabia” (2.06.1997).

Z serca wam błogosławię!

[Saluto cordialmente i polacchi qui presenti.

Cari fratelli e sorelle, dopodomani ricorre la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II.

Alla sua protezione affido voi, le vostre famiglie e l’intero popolo polacco.

Abbiate sempre nella memoria quanto vi ha detto: «“Chi ci separerà… dall'amore di Cristo?”.

(…) Siate vigilanti, affinché nulla vi separi da quest'amore: nessun falso slogan, nessuna ideologia errata, nessun cedimento alla tentazione di scendere a compromessi con ciò che non è da Dio.

Respingete tutto ciò che distrugge e indebolisce la comunione con Cristo» (2.06.1997).

Vi benedico di cuore!]

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.

Saluto le Capitolari delle Serve di Maria Ministre degli Infermi ed auspico per l’intera Congregazione un rinnovato e generoso impegno di testimonianza evangelica.

Saluto poi i fedeli delle parrocchie di San Pellegrino in Reggio Emilia e quelli di Santa Maria Assunta in Scigliano.

Vi auguro che il soggiorno romano contribuisca a far crescere nell’animo di ciascuno l’amore e la fedeltà a Cristo.

Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli.

In questo mese di ottobre la Chiesa esorta a pregare per le missioni e ad accogliere l’invito di Cristo ad essere suoi attivi collaboratori.

Date al Signore la vostra generosa disponibilità e offrite le vostre sofferenze perché si compia il disegno salvifico del Padre celeste.

A tutti la mia benedizione.

Ai Membri della Biomedical University Foundation, dell'Università Campus Biomedico (18 Ott 2021)
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Cari fratelli e sorelle,

Vi do il benvenuto e vi ringrazio per la presenza e per il dono.

Sono grato al Prof.

Paolo Arullani, Presidente della Fondazione, per le parole che mi ha rivolto a nome vostro.

È bello conoscervi di persona proprio nel giorno in cui festeggiamo San Luca, che l’Apostolo Paolo chiama «il caro medico» (Col 4,14).

Ho accolto volentieri la proposta di incontrarvi per ciò che conosco del Campus Bio-Medico di Roma.

So quant’è difficile oggi portare avanti un’opera nell’ambito della sanità, specie quando, come accade nel vostro Policlinico, si punta non solo all’assistenza, ma anche alla ricerca per fornire ai malati le terapie più idonee, e soprattutto lo si fa con amore per la persona.

Mettere il malato prima della malattia: è essenziale in ogni campo della medicina; è fondamentale per una cura che sia veramente tale, veramente integrale, veramente umana.

Il malato prima della malattia.

A questo vi incoraggiò il Beato Alvaro del Portillo: a porvi ogni giorno a servizio della persona umana nella sua integralità.

Vi ringrazio per questo, è molto gradito a Dio.

La centralità della persona, che sta alla base del vostro impegno nell’assistenza, ma anche nella didattica e nella ricerca, vi aiuta a rafforzare una visione unitaria, sinergica.

Una visione che non mette al primo posto idee, tecniche e progetti, ma l’uomo concreto, il paziente, da curare incontrandone la storia, conoscendone il vissuto, stabilendo relazioni amichevoli, che risanano il cuore.

L’amore per l’uomo, soprattutto nella sua condizione di fragilità, in cui traspare viva l’immagine di Gesù Crocifisso, è specifico di una realtà cristiana e non deve mai smarrirsi.

La Fondazione e il Campus Bio-Medico, e la sanità cattolica in generale, sono chiamate a testimoniare coi fatti che non esistono vite indegne o da scartare perché non rispondono al criterio dell’utile o alle esigenze del profitto.

Noi stiamo vivendo una vera cultura dello scarto; questa è un po’ l’aria che si respira e dobbiamo reagire contro questa cultura dello scarto.

Ogni struttura sanitaria, in particolare di ispirazione cristiana, dovrebbe essere il luogo dove si pratica la cura della persona e di cui si possa dire: “Qui non si vedono solo medici e ammalati, ma persone che si accolgono e si aiutano: qui si tocca con mano la terapia della dignità umana”.

E questa non va mai negoziata, va sempre difesa.

Mettere al centro la cura della persona dunque, senza dimenticare l’importanza della scienza e della ricerca.

Perché la cura senza scienza è vana, come la scienza senza cura è sterile.

Le due cose vanno insieme, e solo insieme fanno della medicina un’arte, un’arte che coinvolge testa e cuore, che coniuga conoscenza e compassione, professionalità e pietà, competenza ed empatia.

Cari amici, grazie perché favorite uno sviluppo umano della ricerca.

Spesso, purtroppo, si inseguono le vie redditizie degli utili, dimenticando che prima delle opportunità di guadagno ci sono le necessità degli ammalati.

Esse si evolvono continuamente e occorre perciò prepararsi ad affrontare patologie e disagi sempre nuovi.

Ho in mente, tra gli altri, quelli di molti anziani e quelli legati alle tante malattie rare, che non si sa cosa siano, ancora non ci sono state le ricerche per capirle bene… Oltre a promuovere la ricerca, voi aiutate chi non ha mezzi economici per sostenere le spese universitarie e affrontate costi rilevanti che il bilancio ordinario non può sostenere.

Penso in particolare all’impegno già affrontato per il Centro Covid, per il Pronto Soccorso e per la recente realtà dell’Hospice.

Tutto ciò è molto buono, è bello far fronte a urgenze maggiori con aperture sempre più grandi.

Ed è importante farlo insieme.

Sottolineo questa parola semplice e al contempo difficile da vivere: insieme.

La pandemia ci ha mostrato l’importanza di connetterci, di collaborare, di affrontare uniti i problemi comuni.

La sanità, in particolare cattolica, ha e avrà sempre più bisogno di questo, di stare in rete, che è un modo di esprimere l’insieme.

Non è più tempo di seguire in modo isolato il proprio carisma.

La carità esige il dono: il sapere va condiviso, la competenza va partecipata, la scienza va messa in comune.

La scienza – dico –, non soltanto i prodotti della scienza che, se offerti da soli, rimangono dei cerotti in grado di tamponare il male ma non di curarlo in profondità.

Questo vale ad esempio per i vaccini: è urgente aiutare i Paesi che ne hanno di meno, ma occorre farlo con piani lungimiranti, non motivati solo dalla fretta delle nazioni benestanti di stare più sicure.

I rimedi vanno distribuiti con dignità, non come elemosine pietose.

Per fare del bene davvero, occorre promuovere la scienza e la sua applicazione integrale: capire i contesti, radicare le cure, far crescere la cultura sanitaria.

Non è facile, è una vera e propria missione, e auspico che la sanità cattolica sia in questo senso sempre più attiva, come espressione di una Chiesa estroversa, di una Chiesa in uscita.

Vi incoraggio a proseguire in questa direzione, accogliendo il vostro lavoro come un servizio alle ispirazioni e alle sorprese dello Spirito, che lungo il cammino vi fa incontrare tante situazioni bisognose di vicinanza e di compassione.

Prego per voi, vi rinnovo la mia gratitudine e vi do la Benedizione.

E vi chiedo, per favore, di continuare a pregare per me.

Grazie.

Angelus, 17 Ott 2021
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Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

Il Vangelo della Liturgia odierna (Mc 10,35-45) racconta che due discepoli, Giacomo e Giovanni, chiedono al Signore di sedere un giorno accanto a Lui nella gloria, come se fossero “primi ministri”, una cosa del genere.

Ma gli altri discepoli li sentono e si indignano.

A questo punto Gesù, con pazienza, offre loro un grande insegnamento: la vera gloria non si ottiene elevandosi sopra gli altri, ma vivendo lo stesso battesimo che Egli riceverà, di lì a poco, a Gerusalemme, cioè la croce.

Che cosa vuol dire questo? La parola “battesimo” significa “immersione”: con la sua Passione, Gesù si è immerso nella morte, offrendo la sua vita per salvarci.

La sua gloria, la gloria di Dio, è dunque amore che si fa servizio, non potere che ambisce al dominio.

Non potere che ambisce al dominio, no! È amore che si fa servizio.

Perciò Gesù conclude dicendo ai suoi e anche a noi: «Chi vuole diventare grande tra voi sarà vostro servitore» (Mc 10,43).

Per diventare grandi, dovrete andare sulla strada del servizio, servire gli altri.

Siamo di fronte a due logiche diverse: i discepoli vogliono emergere e Gesù vuole immergersi.

Fermiamoci su questi due verbi.

Il primo è emergere.

Esprime quella mentalità mondana da cui siamo sempre tentati: vivere tutte le cose, perfino le relazioni, per alimentare la nostra ambizione, per salire i gradini del successo, per raggiungere posti importanti.

La ricerca del prestigio personale può diventare una malattia dello spirito, mascherandosi perfino dietro a buone intenzioni; ad esempio quando, dietro al bene che facciamo e predichiamo, cerchiamo in realtà solo noi stessi e la nostra affermazione, cioè andare avanti noi, arrampicarci… E questo anche nella Chiesa lo vediamo.

Quante volte, noi cristiani, che dovremmo essere i servitori, cerchiamo di arrampicarci, di andare avanti.

Sempre, perciò, abbiamo bisogno di verificare le vere intenzioni del cuore, di chiederci: “Perché porto avanti questo lavoro, questa responsabilità? Per offrire un servizio oppure per essere notato, lodato e ricevere complimenti?”.

A questa logica mondana, Gesù contrappone la sua: invece di innalzarsi sopra gli altri, scendere dal piedistallo per servirli; invece di emergere sopra gli altri, immergersi nella vita degli altri.

Stavo vedendo nel programma “A sua immagine” quel servizio delle Caritas perché a nessuno manchi il cibo: preoccuparsi della fame degli altri, preoccuparsi dei bisogni degli altri.

Sono tanti, tanti i bisognosi oggi, e dopo la pandemia di più.

Guardare e abbassarsi nel servizio, e non cercare di arrampicarsi per la propria gloria.

Ecco dunque il secondo verbo: immergersi.

Gesù ci chiede di immergerci.

E come immergersi? Con compassione, nella vita di chi incontriamo.

Lì [in quel servizio della Caritas] stavamo vedendo la fame: e noi, pensiamo con compassione alla fame di tanta gente? Quando siamo davanti al pasto, che è una grazia di Dio e che noi possiamo mangiare, c’è tanta gente che lavora e non riesce ad avere il pasto sufficiente per tutto il mese.

Pensiamo a questo? Immergersi con compassione, avere compassione.

Non è un dato di enciclopedia: ci sono tanti affamati… No! Sono persone.

E io ho compassione per le persone? Compassione della vita di chi incontriamo, come ha fatto  Gesù con me, con te, con tutti noi, si è avvicinato con compassione.

Guardiamo il Signore Crocifisso, immerso fino in fondo nella nostra storia ferita, e scopriamo il modo di fare di Dio.

Vediamo che Lui non è rimasto lassù nei cieli, a guardarci dall’alto in basso, ma si è abbassato a lavarci i piedi.

Dio è amore e l’amore è umile, non si innalza, ma scende in basso, come la pioggia che cade sulla terra e porta vita.

Ma come fare a mettersi nella stessa direzione di Gesù, a passare dall’emergere all’immergerci, dalla mentalità del prestigio, quella mondana, a quella del servizio, quella cristiana? Serve impegno, ma non basta.

Da soli è difficile, per non dire impossibile, però abbiamo dentro una forza che ci aiuta.

È quella del Battesimo, di quell’immersione in Gesù che tutti noi abbiamo ricevuto per grazia e che ci direziona, ci spinge a seguirlo, a non cercare il nostro interesse ma a metterci al servizio.

È una grazia, è un fuoco che lo Spirito ha acceso in noi e che va alimentato.

Chiediamo oggi allo Spirito Santo che rinnovi in noi la grazia del Battesimo, l’immersione in Gesù, nel suo modo di essere, per essere più servitori, per essere servi come Lui è stato con noi.

E preghiamo la Madonna: lei, pur essendo la più grande, non ha cercato di emergere, ma è stata l’umile serva del Signore, ed è tutta immersa al nostro servizio, per aiutarci a incontrare Gesù.


Dopo l'Angelus

Cari fratelli e sorelle!

Oggi la Fondazione “Aiuto alla Chiesa che soffre” dà appuntamento a parrocchie, scuole e famiglie con l’iniziativa “Per l’unità e la pace, un milione di bambini recita il Rosario”.

Incoraggio questa campagna di preghiera, che quest’anno in modo particolare si affida all’intercessione di San Giuseppe.

Grazie a tutti i bambini e le bambine che partecipano! Grazie tante.

Ieri a Cordova, in Spagna, sono stati beatificati il sacerdote Juan Elías Medina e 126 compagni martiri: sacerdoti, religiose, seminaristi e laici, uccisi in odio alla fede durante la violenta persecuzione religiosa degli anni trenta in Spagna.

La loro fedeltà dia la forza a tutti noi, specialmente ai cristiani perseguitati in diverse parti del mondo, la forza di testimoniare con coraggio il Vangelo.

Un applauso ai nuovi Beati!

La scorsa settimana sono stati compiuti vari attentati, per esempio in Norvegia, Afghanistan, Inghilterra, che hanno provocato numerosi morti e feriti.

Esprimo la mia vicinanza ai familiari delle vittime.

Vi prego, per favore, di abbandonare la via della violenza, che è sempre perdente, che è una sconfitta per tutti.

Ricordiamoci che violenza genera violenza.

Saluto tutti voi, romani e pellegrini di vari Paesi.

In particolare, saluto le Suore “Medee” che celebrano il loro Capitolo generale, la Confederazione dei Poveri Cavalieri di San Bernardo di Chiaravalle, gli imprenditori africani riuniti per il loro incontro internazionale, i fedeli di Este, Cavallino e Ca’ Vio (Venezia), e i ragazzi della Cresima di Galzignano.

Saluto e benedico il “Pellegrinaggio ecumenico per la giustizia ecologica”, formato da cristiani di diverse confessioni, partiti dalla Polonia e diretti in Scozia in occasione del vertice sul clima COP26.

E a tutti voi auguro una buona domenica.

Per favore, non dimenticatevi di pregare per me.

Buon pranzo e arrivederci!

Messaggi da Medjugorje

In breve

Una lettura e una omelia
Gi 30 Set : Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 10,1-12.
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In quel tempo,  il Signore designò altri settantadue discepoli e li inviò a due a due avanti a sé in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Diceva loro: «La messe è molta, ma gli operai sono pochi.

Pregate dunque il padrone della messe perché mandi operai per la sua messe. Andate: ecco io vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né bisaccia, né sandali e non salutate nessuno lungo la strada. In qualunque casa entriate, prima dite: Pace a questa casa. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché l'operaio è degno della sua mercede.

Non passate di casa in casa. Quando entrerete in una città e vi accoglieranno, mangiate quello che vi sarà messo dinanzi, curate i malati che vi si trovano, e dite loro: Si è avvicinato a voi il regno di Dio». Ma quando entrerete in una città e non vi accoglieranno, uscite sulle piazze e dite: Anche la polvere della vostra città che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il regno di Dio è vicino. Io vi dico che in quel giorno Sòdoma sarà trattata meno duramente di quella città ».

Udienza Generale del 20 Ott 2021 - Catechesi sulla Lettera ai Galati: 12. La libertà si realizza nella carità
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Catechesi sulla Lettera ai Galati: 12. La libertà si realizza nella carità

Cari fratelli e sorelle, buongiorno!

In questi giorni stiamo parlando della libertà della fede, ascoltando la Lettera ai Galati.

Ma mi è venuto in mente quello che Gesù diceva sulla spontaneità e la libertà dei bambini, quando questo bambino ha avuto la libertà di avvicinarsi e muoversi come se fosse a casa sua … E Gesù ci dice: “Anche voi, se non vi fate come bambini non entrerete nel Regno dei Cieli”.

Il coraggio di avvicinarsi al Signore, di essere aperti al Signore, di non avere paura del Signore: io ringrazio questo bambino per la lezione che ha dato a tutti noi.

E che il Signore lo aiuti nella sua limitazione, nella sua crescita perché ha dato questa testimonianza che gli è venuta dal cuore.

I bambini non hanno un traduttore automatico dal cuore alla vita: il cuore va avanti.

L’Apostolo Paolo, con la sua Lettera ai Galati, poco alla volta ci introduce nella grande novità della fede, lentamente.

È davvero una grande novità, perché non rinnova solo qualche aspetto della vita, ma ci porta dentro quella “vita nuova” che abbiamo ricevuto con il Battesimo.

Lì si è riversato su di noi il dono più grande, quello di essere figli di Dio.

Rinati in Cristo, siamo passati da una religiosità fatta di precetti alla fede viva, che ha il suo centro nella comunione con Dio e con i fratelli, cioè nella carità.

Siamo passati dalla schiavitù della paura e del peccato alla libertà dei figli di Dio.

Un’altra volta la parola libertà.

Cerchiamo oggi di capire meglio qual è per l’Apostolo il cuore di questa libertà.

Paolo afferma che essa è tutt’altro che «un pretesto per la carne» (Gal 5,13): la libertà, cioè, non è un vivere libertino, secondo la carne ovvero secondo l’istinto, le voglie individuali e le proprie pulsioni egoistiche; al contrario, la libertà di Gesù ci conduce a essere – scrive l’Apostolo – «a servizio gli uni degli altri» (ibid.).

Ma questo è schiavitù? Eh sì, la libertà in Cristo ha qualche “schiavitù”, qualche dimensione che ci porta al servizio, a vivere per gli altri.

La vera libertà, in altre parole, si esprime pienamente nella carità.

Ancora una volta ci troviamo davanti al paradosso del Vangelo: siamo liberi nel servire, non nel fare quello che vogliamo.

Siamo liberi nel servire, e lì viene la libertà; ci troviamo pienamente nella misura in cui ci doniamo.

Ci troviamo pienamente noi nella misura in cui ci doniamo, abbiamo il coraggio di donarci; possediamo la vita se la perdiamo (cfr Mc 8,35).

Questo è Vangelo puro.

Ma come si spiega questo paradosso? La risposta dell’Apostolo è tanto semplice quanto impegnativa: «mediante l’amore» (Gal 5,13).

Non c’è libertà senza amore.

La libertà egoistica del fare quello che voglio non è libertà, perché torna su se stessa, non è feconda.

È l’amore di Cristo che ci ha liberati ed è ancora l’amore che ci libera dalla schiavitù peggiore, quella del nostro io; perciò la libertà cresce con l’amore.

Ma attenzione: non con l’amore intimistico, con l’amore da telenovela, non con la passione che ricerca semplicemente quello che ci va e ci piace, ma con l’amore che vediamo in Cristo, la carità: questo è l’amore veramente libero e liberante.

È l’amore che risplende nel servizio gratuito, modellato su quello di Gesù, che lava i piedi ai suoi discepoli e dice: «Vi ho dato un esempio perché anche voi facciate come io ho fatto a voi» (Gv 13,15).

Servire gli uni gli altri.

Per Paolo dunque la libertà non è “fare quello che pare e piace”.

Questo tipo di libertà, senza un fine e senza riferimenti, sarebbe una libertà vuota, una libertà da circo: non va.

E infatti lascia il vuoto dentro: quante volte, dopo aver seguito solo l’istinto, ci accorgiamo di restare con un grande vuoto dentro e di aver usato male il tesoro della nostra libertà, la bellezza di poter scegliere il vero bene per noi e per gli altri.

Solo questa libertà è piena, concreta, e ci inserisce nella vita reale di ogni giorno.

La vera libertà ci libera sempre, invece quando ricerchiamo quella libertà di “quello che mi piace e non mi piace”, alla fine rimaniamo vuoti.

In un’altra lettera, la prima ai Corinzi, l’Apostolo risponde a chi sostiene un’idea sbagliata di libertà.

«Tutto è lecito!», dicono questi.

«Sì, ma non tutto giova», risponde Paolo.

«Tutto è lecito, ma non tutto edifica», ribatte l’Apostolo.

Il quale poi aggiunge:«Nessuno cerchi il proprio interesse, ma quello degli altri» (1 Cor 10,23-24).

Questa è la regola per smascherare qualsiasi libertà egoistica.

Anche, a chi è tentato di ridurre la libertà solo ai propri gusti, Paolo pone dinanzi l’esigenza dell’amore.

La libertà guidata dall’amore è l’unica che rende liberi gli altri e noi stessi, che sa ascoltare senza imporre, che sa voler bene senza costringere, che edifica e non distrugge, che non sfrutta gli altri per i propri comodi e fa loro del bene senza ricercare il proprio utile.

Insomma, se la libertà non è a servizio – questo è il test – se la libertà non è a servizio del bene rischia di essere sterile e non portare frutto.

Invece, la libertà animata dall’amore conduce verso i poveri, riconoscendo nei loro volti quello di Cristo.

Perciò il servizio degli uni verso gli altri permette a Paolo, scrivendo ai Galati, di fare una sottolineatura niente affatto secondaria: così, parlando della libertà che gli altri Apostoli gli diedero di evangelizzare, sottolinea che gli raccomandarono solo una cosa: di ricordarsi dei poveri (cfr Gal 2,10).

Interessante questo.

Quando dopo quella lotta ideologica tra Paolo e gli Apostoli si sono messi d’accordo, cosa gli hanno detto gli Apostoli: “Vai avanti, vai avanti e non dimenticarti dei poveri”, cioè che la tua libertà di predicatore sia una libertà al servizio degli altri, non per te stesso, di fare quello che ti piace.

Sappiamo invece che una delle concezioni moderne più diffuse sulla libertà è questa: “la mia libertà finisce dove comincia la tua”.

Ma qui manca la relazione, il rapporto! È una visione individualistica.

Invece, chi ha ricevuto il dono della liberazione operata da Gesù non può pensare che la libertà consista nello stare lontano dagli altri, sentendoli come fastidi, non può vedere l’essere umano arroccato in sé stesso, ma sempre inserito in una comunità.

La dimensione sociale è fondamentale per i cristiani, e consente loro di guardare al bene comune e non all’interesse privato.

Soprattutto in questo momento storico, abbiamo bisogno di riscoprire la dimensione comunitaria, non individualista, della libertà: la pandemia ci ha insegnato che abbiamo bisogno gli uni degli altri, ma non basta saperlo, occorre sceglierlo ogni giorno concretamente, decidere su quella strada.

Diciamo e crediamo che gli altri non sono un ostacolo alla mia libertà, ma sono la possibilità per realizzarla pienamente.

Perché la nostra libertà nasce dall’amore di Dio e cresce nella carità.

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Saluti

Je salue cordialement les personnes de langue française, particulièrement les étudiants du Studium de Notre-Dame de vie, les membres de l’équipe Notre-Dame, les jeunes de Bons-en-Chablais et les fidèles de la paroisse de Martigny en Suisse.

Demandons la grâce d’être comblés de l’amour de Dieu afin de faire de notre maison commune un lieu où chacun puisse vivre dignement en ayant accès aux ressources que nous offrent le Créateur. A tous, ma Bénédiction !

[Saluto cordialmente le persone di lingua francese, in particolare gli studenti dello Studium de Notre-Dame de Vie, i membri dell’Equipe Notre-Dame, i giovani di Bons-en-Chablais e i fedeli della parrocchia di Martigny in Svizzera.

Chiediamo la grazia di essere ricolmi dell’amore di Dio per fare della nostra casa comune un luogo dove tutti possano vivere dignitosamente con accesso alle risorse che ci ha donato il Creatore. A tutti, la mia benedizione!]

I greet the English-speaking pilgrims and visitors taking part in today’s Audience, especially the groups from the United States of America.

Upon all of you, and your families, I invoke the joy and peace of the Lord.

May God bless you!

[Saluto i pellegrini di lingua inglese presenti all’odierna Udienza, specialmente i gruppi provenienti dagli Stati Uniti d’America.

Su tutti voi e sulle vostre famiglie invoco la gioia e la pace del Signore.

Dio vi benedica!]

Einen herzlichen Gruß richte ich an die Pilger und Besucher deutscher Sprache.

Streben wir danach, immer wie Christus zu leben, im Dienst für die anderen und im Lob und Dank an Gott, den Vater unseres Lebens und den Schöpfer des Weltalls.

Der Herr leite und behüte euch auf allen Wegen.

[Rivolgo un cordiale saluto ai pellegrini di lingua tedesca.

Cerchiamo di vivere sempre come Cristo, nel servizio per gli altri e nella lode e gratitudine verso Dio, Padre della nostra vita e Creatore dell’universo.

Il Signore vi guidi e protegga sul vostro cammino.]

Saludo cordialmente a los peregrinos de lengua española.

Veo que allí están las Ministras de los Enfermos, las hijas de la Madre Torres Acosta.

Estas monjitas se pasan las noches cuidando enfermos y duermen un rato de día.

Son un ejemplo de lo que es servicio hasta el fin, con abnegación de sí mismas.

Sigan por ese camino.

Gracias por lo que hacen.

Pidamos a Jesús —modelo de caridad y servidor de todos— que nos libere de nuestras esclavitudes y nos ayude a ser auténticamente libres, impulsándonos a amar con gestos concretos de misericordia y caridad.

Que Dios los bendiga.

Muchas gracias.

Saúdo com afeto os fiéis de língua portuguesa, desejando que em vossos corações esteja sempre presente o amor, especialmente pelos mais pobres.

Assim somos verdadeiramente livres! Que Deus vos abençoe e vos proteja de todo o mal!

[Saluto con affetto i fedeli di lingua portoghese, augurando che nei vostri cuori ci sia sempre l’amore, specialmente verso i più poveri.

Così siamo veramente liberi! Che Dio vi benedica e protegga da ogni male!]

أُحيّي المؤمنِين الناطقين باللغة العربيّة.

علّمتنا الجائحة أنّنا بحاجة بعضنا إلى بعض، ولكن لا يكفي أن نعرف ذلك، بل من الضروري أن يكون ذلك خيارنا كلّ يوم.

لنقل ونحن واثقون إنّ الآخرين ليسوا عقبة أمام حرّيّتي، ولكنّهم إمكانيّة لتحقيقها تحقيقًا كاملًا.

لأنّ حرّيّتنا تُولدُ من محبّة الله وتنمو في المحّبّة.

بارككم الرّبّ جميعًا وحماكم دائمًا من كلّ شرّ!

[Saluto i fedeli di lingua araba.

La pandemia ci ha insegnato che abbiamo bisogno gli uni degli altri, ma non basta saperlo, occorre sceglierlo ogni giorno concretamente.

Diciamo e crediamo che gli altri non sono un ostacolo alla mia libertà, ma la possibilità per realizzarla pienamente.

Perché la nostra libertà nasce dall’amore di Dio e cresce nella carità.

Il Signore vi benedica tutti e vi protegga ‎sempre da ogni male‎‎‎‏!]

Serdecznie pozdrawiam obecnych tu Polaków.

Drodzy bracia i siostry, pojutrze przypada liturgiczne wspomnienie św.

Jana Pawła II.

Jego opiece zawierzam was, wasze rodziny i cały naród polski.

Zawsze miejcie w pamięci to, co wam powiedział: „«Któż nas maże odłączyć od miłości Chrystusowej?».

(…) Bądźcie czujni, aby was nic od tej miłości nie odłączyło.

Żadne fałszywe hasła, błędne ideologie ani pokusa pójścia na kompromis z tym, co nie jest z Boga.

Odrzućcie wszystko, co tę jedność niszczy i osłabia” (2.06.1997).

Z serca wam błogosławię!

[Saluto cordialmente i polacchi qui presenti.

Cari fratelli e sorelle, dopodomani ricorre la memoria liturgica di San Giovanni Paolo II.

Alla sua protezione affido voi, le vostre famiglie e l’intero popolo polacco.

Abbiate sempre nella memoria quanto vi ha detto: «“Chi ci separerà… dall'amore di Cristo?”.

(…) Siate vigilanti, affinché nulla vi separi da quest'amore: nessun falso slogan, nessuna ideologia errata, nessun cedimento alla tentazione di scendere a compromessi con ciò che non è da Dio.

Respingete tutto ciò che distrugge e indebolisce la comunione con Cristo» (2.06.1997).

Vi benedico di cuore!]

* * *

Rivolgo un cordiale benvenuto ai pellegrini di lingua italiana.

Saluto le Capitolari delle Serve di Maria Ministre degli Infermi ed auspico per l’intera Congregazione un rinnovato e generoso impegno di testimonianza evangelica.

Saluto poi i fedeli delle parrocchie di San Pellegrino in Reggio Emilia e quelli di Santa Maria Assunta in Scigliano.

Vi auguro che il soggiorno romano contribuisca a far crescere nell’animo di ciascuno l’amore e la fedeltà a Cristo.

Il mio pensiero va infine, come di consueto, agli anziani, agli ammalati, ai giovani e agli sposi novelli.

In questo mese di ottobre la Chiesa esorta a pregare per le missioni e ad accogliere l’invito di Cristo ad essere suoi attivi collaboratori.

Date al Signore la vostra generosa disponibilità e offrite le vostre sofferenze perché si compia il disegno salvifico del Padre celeste.

A tutti la mia benedizione.

- Lo Spirito Santo ci ricorda l’accesso al Padre (17 maggio 2020)

Novità

25.06.2021 - Una informazione: per rosari chiamate il sacerdote piu' vicino, sara' felice di darvene uno e probabilmente vi darà di più di quello che posso fare io.

Misericordia
1) L'Anima che venererà questa immagine non perirà. Le prometto, ancora sulla Terra, la vittoria sui nemici, ma specialmente in punto di morte. Io, il Signore, la proteggerò come Mia Gloria.

I raggi del Mio Cuore significano Sangue ed Acqua, e riparano le Anime dall'ira del Padre Mio. Beato chi vive alla loro ombra, poiché non lo raggiungerà la mano della Giustizia Divina.

Proteggerò, come una madre protegge il suo bambino, le anime che diffonderanno il culto alla Mia Misericordia, per tutta la loro vita; nell'ora della loro morte, non sarò per loro Giudice ma Salvatore.

2) La preghiera: "O sangue ed acqua che scaturisci dal cuore di Gesù, come sorgente di misericordia per noi, io confido in Te!"

Quando, con fede e con cuore contrito, mi reciterai questa preghiera per qualche peccatore io gli darò la grazia della conversione.


il dipinto originale perso per anni e meno noto


I due raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua. Il raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime... Entrambi i raggi uscirono dall'intimo della Mia Misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio
3) Concederò grazie senza numero a chi recita questa Corona (della misericordia). Se recitata accanto ad un morente non sarò giusto Giudice, ma Salvatore.

La coroncina: un Padre, una Ave, un Credo. Poi per cinque volte:

  • una volta "Eterno Padre di offro il corpo e il sangue, l'anima e la divinità del tuo dilettissimo figlio in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
  • 10 volte: "Per la sua dolorosa passione, abbi pietà di noi e del mondo intero"
Alla fine tre volte: Santo Dio, Santo Forte, abbi pietà di noi e del mondo intero.


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