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Discorsi e omelie di Papa Francesco

Visita Pastorale del Santo Padre a Matera per la conclusione del 27° Congresso Eucaristico Nazionale (25 Set 2022)
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Domenica, 25 settembre 2022
 

7.00 Decollo dall’eliporto del Vaticano
8.30 Atterraggio nel Campo-scuola di Atletica Leggera "Raffaele Duni" a Matera (Viale delle Nazioni Unite, 20-30) in forma privata

Trasferimento in auto allo Stadio comunale.

8.45 Stadio comunale XXI Settembre:

il Santo Padre è accolto da: 

- Card.

Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana;
- S.E.

Mons.

Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo di Matera-Irsina;
- On.

Vito Bardi, Presidente della Regione Basilicata;
- Dott.

Sante Capponi, Prefetto di Matera;
- Dott.

Domenico Bennardi, Sindaco di Matera;
- Dott.

Piero Marrese, Presidente Provincia di Matera. 
 

9.00 Nello Stadio: Concelebrazione Eucaristica

* Omelia del Santo Padre
* Angelus

- Parole di ringraziamento del Card.

Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Il Papa dona un calice per la Diocesi di Matera a S.E.

Mons.

Antonio Giuseppe Caiazzo.
 

11.00 Al termine della celebrazione, il Santo Padre si congeda dalle Autorità che Lo hanno accolto all'arrivo.

Trasferimento in auto al Campo-scuola di Atletica Leggera.
 

11.15 Decollo da Matera
12.45 Atterraggio nell'eliporto del Vaticano.

 

Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 8 luglio 2022

Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 6 settembre 2022

 

 

Visita Pastorale a Matera per la conclusione del 27° Congresso Eucaristico Nazionale: Angelus, 25 Set 2022
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Al termine di questa Celebrazione, desidero ringraziare tutti voi che vi avete preso parte, rappresentando il Popolo santo di Dio che è in Italia.

E sono grato al Cardinale Zuppi che se n’è fatto portavoce.

Mi congratulo con la Comunità diocesana di Matera-Irsina per lo sforzo organizzativo e di accoglienza; e ringrazio tutti coloro che hanno collaborato per questo Congresso Eucaristico.

Ora, prima di concludere, ci rivolgiamo alla Vergine Maria, Donna eucaristica.

A Lei affidiamo il cammino della Chiesa in Italia, perché in ogni comunità si senta il profumo di Cristo Pane vivo disceso dal Cielo.

Io oserei oggi chiedere per l’Italia: più nascite, più figli.

E invochiamo la sua materna intercessione per i bisogni più urgenti del mondo.

Penso, in particolare, al Myanmar.

Da più di due anni quel nobile Paese è martoriato da gravi scontri armati e violenze, che hanno causato tante vittime e sfollati.

Questa settimana mi è giunto il grido di dolore per la morte di bambini in una scuola bombardata.

Si vede che è la moda, bombardare le scuole, oggi, nel mondo! Che il grido di questi piccoli non resti inascoltato! Queste tragedie non devono avvenire!

Maria, Regina della Pace, conforti il martoriato popolo ucraino e ottenga ai capi delle Nazioni la forza di volontà per trovare subito iniziative efficaci che conducano alla fine della guerra.

Mi unisco all’appello dei Vescovi del Camerun per la liberazione di alcune persone sequestrate nella Diocesi di Mamfe, tra cui cinque sacerdoti e una religiosa.

Prego per loro e per le popolazioni della provincia ecclesiastica di Bamenda: il Signore doni pace ai cuori e alla vita sociale di quel caro Paese.

Oggi, in questa domenica, la Chiesa celebra la Giornata Mondiale del Migrante e del Rifugiato, sul tema “Costruire il futuro con i migranti e i rifugiati”.

Rinnoviamo l’impegno per edificare il futuro secondo il disegno di Dio: un futuro in cui ogni persona trovi il suo posto e sia rispettata; in cui i migranti, i rifugiati, gli sfollati e le vittime della tratta possano vivere in pace e con dignità.

Perché il Regno di Dio si realizza con loro, senza esclusi.

È anche grazie a questi fratelli e sorelle che le comunità possono crescere a livello sociale, economico, culturale e spirituale; e la condivisione di diverse tradizioni arricchisce il Popolo di Dio.

Impegniamoci tutti a costruire un futuro più inclusivo e fraterno! I migranti vanno accolti, accompagnati, promossi e integrati.

 

Visita Pastorale a Matera per la conclusione del 27° Congresso Eucaristico Nazionale: Concelebrazione Eucaristica (25 Set 2022)
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Ci raduna attorno alla sua mensa il Signore, facendosi pane per noi: «È il pane della festa sulla tavola dei figli, […] crea condivisione, rafforza i legami, ha gusto di comunione» (Inno XVII Congresso Eucaristico Nazionale, Matera 2022).

Eppure, il Vangelo che abbiamo appena ascoltato ci dice che non sempre sulla tavola del mondo il pane è condiviso: questo è vero; non sempre emana il profumo della comunione; non sempre è spezzato nella giustizia.

Ci fa bene fermarci davanti alla scena drammatica descritta da Gesù in questa parabola che abbiamo ascoltato: da una parte un ricco vestito di porpora e di bisso, che sfoggia la sua opulenza e banchetta lautamente; dall’altra parte, un povero, coperto di piaghe, che giace sulla porta sperando che da quella mensa cada qualche mollica di cui sfamarsi.

E davanti a questa contraddizione – che vediamo tutti i giorni – davanti a questa contraddizione ci chiediamo: a che cosa ci invita il sacramento dell’Eucaristia, fonte e culmine della vita del cristiano?

Anzitutto, l’Eucaristia ci ricorda il primato di Dio.

Il ricco della parabola non è aperto alla relazione con Dio: pensa solo al proprio benessere, a soddisfare i suoi bisogni, a godersi la vita.

E con questo ha perso anche il nome.

Il Vangelo non dice come si chiamava: lo nomina con l’aggettivo “un ricco”, invece del povero dice il nome: Lazzaro.

Le ricchezze ti portano a questo, ti spogliano anche del nome.

Soddisfatto di sé, ubriacato dal denaro, stordito dalla fiera delle vanità, nella sua vita non c’è posto per Dio perché egli adora solo sé stesso.

Non a caso, di lui non si dice il nome: lo chiamiamo “ricco”, lo definiamo solo con un aggettivo perché ormai ha perduto il suo nome, ha perduto la sua identità che è data solo dai beni che possiede.

Com’è triste anche oggi questa realtà, quando confondiamo quello che siamo con quello che abbiamo, quando giudichiamo le persone dalla ricchezza che hanno, dai titoli che esibiscono, dai ruoli che ricoprono o dalla marca del vestito che indossano.

È la religione dell’avere e dell’apparire, che spesso domina la scena di questo mondo, ma alla fine ci lascia a mani vuote: sempre.

A questo ricco del Vangelo, infatti, non è rimasto neanche il nome.

Non è più nessuno.

Al contrario, il povero ha un nome, Lazzaro, che significa “Dio aiuta”.

Pur nella sua condizione di povertà e di emarginazione, egli può conservare integra la sua dignità perché vive nella relazione con Dio.

Nel suo stesso nome c’è qualcosa di Dio e Dio è la speranza incrollabile della sua vita.

Ecco allora la sfida permanente che l’Eucaristia offre alla nostra vita: adorare Dio e non sé stessi, non noi stessi.

Mettere Lui al centro e non la vanità del proprio io.

Ricordarci che solo il Signore è Dio e tutto il resto è dono del suo amore.

Perché se adoriamo noi stessi, moriamo nell’asfissia del nostro piccolo io; se adoriamo le ricchezze di questo mondo, esse si impossessano di noi e ci rendono schiavi; se adoriamo il dio dell’apparenza e ci inebriamo nello spreco, prima o dopo la vita stessa ci chiederà il conto.

Sempre la vita ci chiede il conto.

Quando invece adoriamo il Signore Gesù presente nell’Eucaristia, riceviamo uno sguardo nuovo anche sulla nostra vita: io non sono le cose che possiedo o i successi che riesco a ottenere; il valore della mia vita non dipende da quanto riesco a esibire né diminuisce quando vado incontro ai fallimenti e agli insuccessi.

Io sono un figlio amato, ognuno di noi è un figlio amato; io sono benedetto da Dio; Lui mi ha voluto rivestire di bellezza e mi vuole libero, mi vuole libera da ogni schiavitù.

Ricordiamoci questo: chi adora Dio non diventa schiavo di nessuno: è libero.

Riscopriamo la preghiera di adorazione, una preghiera che si dimentica con frequenza.

Adorare, la preghiera di adorazione, riscopriamola: essa ci libera e ci restituisce alla nostra dignità di figli, non di schiavi.

Oltre al primato di Dio, l’Eucaristia ci chiama all’amore dei fratelli.

Questo Pane è per eccellenza il Sacramento dell’amore.

È Cristo che si offre e si spezza per noi e ci chiede di fare altrettanto, perché la nostra vita sia frumento macinato e diventi pane che sfama i fratelli.

Il ricco del Vangelo viene meno a questo compito; vive nell’opulenza, banchetta abbondantemente senza neanche accorgersi del grido silenzioso del povero Lazzaro, che giace stremato alla sua porta.

Solo alla fine della vita, quando il Signore rovescia le sorti, finalmente si accorge di Lazzaro, ma Abramo gli dice: «Tra noi e voi è stato fissato un grande abisso» (Lc 16,26).

Ma l’hai fissato tu: tu stesso.

Siamo noi, quando nell’egoismo fissiamo degli abissi.

Era stato il ricco a scavare un abisso tra lui e Lazzaro durante la vita terrena e adesso, nella vita eterna, quell’abisso rimane.

Perché il nostro futuro eterno dipende da questa vita presente: se scaviamo adesso un abisso con i fratelli e le sorelle –, ci “scaviamo la fossa” per il dopo; se alziamo adesso dei muri contro i fratelli e le sorelle, restiamo imprigionati nella solitudine e nella morte anche dopo.

Cari fratelli e sorelle, è doloroso vedere che questa parabola è ancora storia dei nostri giorni: le ingiustizie, le disparità, le risorse della terra distribuite in modo iniquo, i soprusi dei potenti nei confronti dei deboli, l’indifferenza verso il grido dei poveri, l’abisso che ogni giorno scaviamo generando emarginazione, non possono – tutte queste cose – lasciarci indifferenti.

E allora oggi, insieme, riconosciamo che l’Eucaristia è profezia di un mondo nuovo, è la presenza di Gesù che ci chiede di impegnarci perché accada un’effettiva conversione: conversione dall’indifferenza alla compassione, conversione dallo spreco alla condivisione, conversione dall’egoismo all’amore, conversione dall’individualismo alla fraternità.

Fratelli e sorelle, sogniamo. Sogniamo una Chiesa così: una Chiesa eucaristica.

Fatta di donne e uomini che si spezzano come pane per tutti coloro che masticano la solitudine e la povertà, per coloro che sono affamati di tenerezza e di compassione, per coloro la cui vita si sta sbriciolando perché è venuto a mancare il lievito buono della speranza.

Una Chiesa che si inginocchia davanti all’Eucaristia e adora con stupore il Signore presente nel pane; ma che sa anche piegarsi con compassione e tenerezza dinanzi alle ferite di chi soffre, sollevando i poveri, asciugando le lacrime di chi soffre, facendosi pane di speranza e di gioia per tutti.

Perché non c’è un vero culto eucaristico senza compassione per i tanti “Lazzaro” che anche oggi ci camminano accanto.

Tanti!

Fratelli, sorelle, da questa città di Matera, “città del pane”, vorrei dirvi: ritorniamo a Gesù, ritorniamo all’Eucaristia.

Torniamo al gusto del pane, perché mentre siamo affamati di amore e di speranza, o siamo spezzati dai travagli e dalle sofferenze della vita, Gesù si fa cibo che ci sfama e ci guarisce.

Torniamo al gusto del pane, perché mentre nel mondo continuano a consumarsi ingiustizie e discriminazioni verso i poveri, Gesù ci dona il Pane della condivisione e ci manda ogni giorno come apostoli di fraternità, apostoli di giustizia, apostoli di pace.

Torniamo al gusto del pane per essere Chiesa eucaristica, che mette Gesù al centro e si fa pane di tenerezza, pane di misericordia per tutti.

Torniamo al gusto del pane per ricordare che, mentre questa nostra esistenza terrena va consumandosi, l’Eucaristia ci anticipa la promessa della risurrezione e ci guida verso la vita nuova che vince la morte.

Pensiamo oggi sul serio al ricco e a Lazzaro.

Succede ogni giorno, questo.

E tante volte anche – vergogniamoci – succede in noi, questa lotta, fra noi, nella comunità. E quando la speranza si spegne e sentiamo in noi la solitudine del cuore, la stanchezza interiore, il tormento del peccato, la paura di non farcela, torniamo ancora al gusto del pane.

Tutti siamo peccatori: ognuno di noi porta i propri peccati.

Ma, peccatori, torniamo al gusto dell’Eucaristia, al gusto del pane.

Torniamo a Gesù, adoriamo Gesù, accogliamo Gesù.

Perché Lui è l’unico che vince la morte e sempre rinnova la nostra vita.

 

Messaggi da Medjugorje

In breve

Una lettura e una omelia
Rito romano
Da 25 Set : Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Luca 16,19-31.
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In quel tempo, Gesù disse ai farisei: « C'era un uomo ricco, che vestiva di porpora e di bisso e tutti i giorni banchettava lautamente. Un mendicante, di nome Lazzaro, giaceva alla sua porta, coperto di piaghe, bramoso di sfamarsi di quello che cadeva dalla mensa del ricco.

Perfino i cani venivano a leccare le sue piaghe. Un giorno il povero morì e fu portato dagli angeli nel seno di Abramo.

Morì anche il ricco e fu sepolto. Stando nell'inferno tra i tormenti, levò gli occhi e vide di lontano Abramo e Lazzaro accanto a lui. Allora gridando disse: Padre Abramo, abbi pietà di me e manda Lazzaro a intingere nell'acqua la punta del dito e bagnarmi la lingua, perché questa fiamma mi tortura. Ma Abramo rispose: Figlio, ricordati che hai ricevuto i tuoi beni durante la vita e Lazzaro parimenti i suoi mali; ora invece lui è consolato e tu sei in mezzo ai tormenti. Per di più, tra noi e voi è stabilito un grande abisso: coloro che di qui vogliono passare da voi non possono, né di costì si può attraversare fino a noi. E quegli replicò: Allora, padre, ti prego di mandarlo a casa di mio padre, perché ho cinque fratelli.

Li ammonisca, perché non vengano anch'essi in questo luogo di tormento. Ma Abramo rispose: Hanno Mosè e i Profeti; ascoltino loro. E lui: No, padre Abramo, ma se qualcuno dai morti andrà da loro, si ravvederanno. Abramo rispose: Se non ascoltano Mosè e i Profeti, neanche se uno risuscitasse dai morti saranno persuasi ».

Rito ambrosiano
Da 25 Set : Dal Vangelo di Gesù Cristo secondo Giovanni 6,51-59.
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Io sono il pane vivo, disceso dal cielo.

Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo». Allora i Giudei si misero a discutere tra di loro: «Come può costui darci la sua carne da mangiare?». Gesù disse: «In verità, in verità vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell'uomo e non bevete il suo sangue, non avrete in voi la vita. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha la vita eterna e io lo risusciterò nell'ultimo giorno. Perché la mia carne è vero cibo e il mio sangue vera bevanda. Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue dimora in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia di me vivrà per me. Questo è il pane disceso dal cielo, non come quello che mangiarono i padri vostri e morirono.

Chi mangia questo pane vivrà in eterno». Queste cose disse Gesù, insegnando nella sinagoga a Cafarnao.

Visita Pastorale del Santo Padre a Matera per la conclusione del 27° Congresso Eucaristico Nazionale (25 Set 2022)
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Domenica, 25 settembre 2022
 

7.00 Decollo dall’eliporto del Vaticano
8.30 Atterraggio nel Campo-scuola di Atletica Leggera "Raffaele Duni" a Matera (Viale delle Nazioni Unite, 20-30) in forma privata

Trasferimento in auto allo Stadio comunale.

8.45 Stadio comunale XXI Settembre:

il Santo Padre è accolto da: 

- Card.

Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana;
- S.E.

Mons.

Antonio Giuseppe Caiazzo, Arcivescovo di Matera-Irsina;
- On.

Vito Bardi, Presidente della Regione Basilicata;
- Dott.

Sante Capponi, Prefetto di Matera;
- Dott.

Domenico Bennardi, Sindaco di Matera;
- Dott.

Piero Marrese, Presidente Provincia di Matera. 
 

9.00 Nello Stadio: Concelebrazione Eucaristica

* Omelia del Santo Padre
* Angelus

- Parole di ringraziamento del Card.

Matteo Maria Zuppi, Arcivescovo di Bologna, Presidente della Conferenza Episcopale Italiana.

Il Papa dona un calice per la Diocesi di Matera a S.E.

Mons.

Antonio Giuseppe Caiazzo.
 

11.00 Al termine della celebrazione, il Santo Padre si congeda dalle Autorità che Lo hanno accolto all'arrivo.

Trasferimento in auto al Campo-scuola di Atletica Leggera.
 

11.15 Decollo da Matera
12.45 Atterraggio nell'eliporto del Vaticano.

 

Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 8 luglio 2022

Bollettino della Sala Stampa della Santa Sede, 6 settembre 2022

 

 

- Lo Spirito Santo ci ricorda l’accesso al Padre (17 maggio 2020)

Novità

25.01.2022 - A richiesta, aggiunta la preghiera per la salute. Fai conoscere la app :)

Misericordia
1) L'Anima che venererà questa immagine non perirà. Le prometto, ancora sulla Terra, la vittoria sui nemici, ma specialmente in punto di morte. Io, il Signore, la proteggerò come Mia Gloria.

I raggi del Mio Cuore significano Sangue ed Acqua, e riparano le Anime dall'ira del Padre Mio. Beato chi vive alla loro ombra, poiché non lo raggiungerà la mano della Giustizia Divina.

Proteggerò, come una madre protegge il suo bambino, le anime che diffonderanno il culto alla Mia Misericordia, per tutta la loro vita; nell'ora della loro morte, non sarò per loro Giudice ma Salvatore.

2) La preghiera: "O sangue ed acqua che scaturisci dal cuore di Gesù, come sorgente di misericordia per noi, io confido in Te!"

Quando, con fede e con cuore contrito, mi reciterai questa preghiera per qualche peccatore io gli darò la grazia della conversione.


il dipinto originale perso per anni e meno noto


I due raggi rappresentano il Sangue e l'Acqua. Il raggio pallido rappresenta l'Acqua che giustifica le anime; il raggio rosso rappresenta il Sangue che è la vita delle anime... Entrambi i raggi uscirono dall'intimo della Mia Misericordia, quando sulla croce il Mio Cuore, già in agonia, venne squarciato con la lancia. Tali raggi riparano le anime dallo sdegno del Padre Mio. Beato colui che vivrà alla loro ombra, poiché non lo colpirà la giusta mano di Dio
3) Concederò grazie senza numero a chi recita questa Corona (della misericordia). Se recitata accanto ad un morente non sarò giusto Giudice, ma Salvatore.

La coroncina: un Padre, una Ave, un Credo. Poi per cinque volte:

  • una volta "Eterno Padre di offro il corpo e il sangue, l'anima e la divinità del tuo dilettissimo figlio in espiazione dei nostri peccati e di quelli del mondo intero.
  • 10 volte: "Per la sua dolorosa passione, abbi pietà di noi e del mondo intero"
Alla fine tre volte: Santo Dio, Santo Forte, abbi pietà di noi e del mondo intero.


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